La
Riserva delle Donne è uno spazio dedicato alle consumatrici
di vino, e a tutte coloro che consumatrici intendano diventare.
E' uno spazio aperto e, soprattutto, libero, dove le donne possono
incontrarsi, colloquiare, fare domande e raccontare esperienze.
Non è dunque l'ennesimo ghetto rivestito di velluto in cui
confinare le donne, ma al contrario un luogo dove la libertà
di espressione e di opinioni è la parola chiave per ottenere
l'accesso.
Per questo lo abbiamo chiamato "riserva", giocando con un'espressione
che a prima vista può suscitare considerazioni negative, ma
che invece con un po' di ironia deve essere intesa esclusivamente
in senso vinicolo, ossia come un termine riservato a vini di razza,
quelli ai quali i produttori dedicano particolari attenzioni.
Nella
Riserva delle Donne non esistono regole e imposizioni.
Si può domandare e rispondere allo stesso tempo.
Qui non siamo dallo psicologo, e ognuna è responsabile di sé
stessa.
Ma è soprattutto libera e svincolata da quell'equivoco che
per decenni ha fatto dell'uomo l'unico depositario della materia vitivinicola.
Ma chi l'ha deciso?